L’altra faccia del capitalismo: Il Dragone Cinese

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La Cina che batte gli Stati Uniti a tavolino. Ma a vincere è sempre il capitalismo, anche se di Stato. Profitti record per il Dragone Cinese che ha superato i 4000 miliardi di introiti legati agli scambi commerciali, il trentacinque percento dei quali viene assorbito proprio dagli sconfitti stati uniti, e prima ancora dall’Europa, e a seguire dal Giappone.

Che si tratti di una Federazione di Stati democratici, piuttosto che di una repubblica popolare, le politiche adottate sono le medesime, capitalistiche, ovviamente. L’unica sottile ma assolutamente inutile differenza, è che per la Federazione si tratta di un pensiero politico ed economico, o di uno stile di vita, mentre per la repubblica –quella mai stata popolare- si tratta di un vero e proprio regime di stato. Che si tratti di un mercato che vuole liberarsi dal giogo statale, piuttosto che di un governo che intervenga attivamente, ne risulteranno in ogni caso sovrapproduzione, distorsione monetaria, inquinamento, disoccupazione, individualismo, e povertà.

Tra le politiche “tatcheriane”, il “reaganismo” e la rossa potenza asiatica non vi è infatti alcuna differenza,  hanno tutte ammorbato l’intera economia mondiale, hanno tutte distrutto il tessuto sociale, hanno incenerito il ceto medio, e ci hanno umiliato all’inverosimile.

In ogni caso c’è chi scrive che dello storico risultato oggi raggiunto dalla Cina a rimetterci siano stati gli Americani. Ebbene, a rimetterci -ancora una volta-  sono invece il prodotto di qualità e la garanzia, l’attenzione alle piccole cose, le imprese familiari, le botteghe, l’artigianato. A vincere invece sempre e comunque la mentalità liberista, il nuovo – o sempre uguale- industrialismo, i prodotti in serie, la fiera dell’inutile.

A vincere sono le cineserie da quattro soldi, contraffatte, tossiche, illegali. A vincere sono i mercati irregolari, le case formicaio di schiavi a mandorla, il denaro sporco. A rimetterci il nostro cibo, le nostre tavole, i nostri bambini avvelenati da vernici piombate.

E come al solito siamo i primi tra i complici, perché a quelli che “ce lo chiede l’Europa” quelli che ancora si ostinano a chiamarla unione,  si dirà che la Ue è la prima partner commerciale del Dragone, la prima causa della nostra stessa morte. L’aquila americana non ha da commiserarsi, come sempre dietro ogni spostamento geopolitico ed  economico a livello mondiale, coi suoi artigli rapaci ben saldi su facili prede.

Il primo a dare la definizione di capitalismo di Stato, o meglio di “industrialismo di stato” fu Lenin, il quale riuscì – e sembrerà molto strano a dirsi- a portare a termine la Rivoluzione d’Ottobre anche grazie ad un enorme contributo americano, essendo noti banchieri a stelle e strisce interessati al petrolio presente sul territorio poi diventato sovietico.

“La American International Corporation venne fondata a New York nel 1915. la sua funzione principale era quella di coordinare l’assistenza finanziaria ai bolscevichi. J.p. Morgan, i Rockefeller e la National city bank fornirono i fondi necessari, mentre , come presidente del consiglio della nuova organizzazione, fu nominato Frank Venderli, ex presidente della National City Bank e membro del gruppo “jekyll Island”, che formulò la “Federal Reserve Act” nel 1910.”

Fonte.

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