Multinazionali: PIL o fatturato?

La classifica relativa alle posizioni dei grandi gruppi economici mondiali, stilata in base al fatturato e confrontata con il PIL delle varie Nazioni, illustra in modo evidente il concetto di “concentrazione del potere economico”.
Il Prodotto Interno Lordo (PIL), esprime il valore complessivo dei beni e servizi finali prodotti all’interno di un Pese in un determinato arco temporale, solitamente identificato in un anno. Il calcolo del PIL è effettuato esclusivamente sulla produzione dello Stato, con esclusione di quanto è prodotto all’estero da aziende nazionali ma considerando quanto prodotto al suo interno da aziende straniere. In termini matematici il PIL è dato dalla somma dei seguenti elementi: consumi, investimenti, spesa pubblica e saldo netto della bilancia commerciale.
Dividendo il PIL reale (depurato dall’inflazione) per la popolazione, si ottiene il reddito pro-capite, ossia il valore medio della ricchezza prodotta da ogni singolo individuo. La definizione assume aspetto didattico se letta in ottica di esposizione, ma rimanda ad accurate riflessioni se arricchita di numeri e paragoni. Illustriamo di seguito i dati relativi ai PIL dei primi 10 paesi in ordine di importanza, accostati ai valori pro capite per una lettura più completa.
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Analizziamo anche i dieci gruppi più proficui pubblicati su Fortune, la più accreditata rivista di business globale pubblicata dalla Time Inc.’s Fortune|Money Group.
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Il petrolio è in testa alla lista mondiale delle più grandi compagnie per fatturato nel 2011. Shell porta via così il primato detenuto per due anni dalla catena WalMart, scivolata al terzo posto. British Petroleum si conferma al quarto posto, “purtroppo” la società inglese sconta l’incidente avvenuto nel golfo del Messico, per il quale dovrà risarcire 7,8 miliardi. Toyota, che passa dall’ottavo al decimo posto, paga il “terremoto” che ha sconvolto il Giappone.
Paragonando i dati relativi al PIL delle varie nazioni al fatturato dei grandi gruppi aziendali, si notano importanti divergenze di potere relative alla capacità di generare profitti in modo iniquo rispetto alla ricchezza totale e procapite delle Nazioni.
I “revenues” della Royal Dutch Shell, ad esempio, risultano essere poco meno di un terzo del PIL italiano (decimo per portata economica) e superano per importanza i PIL totali di tutte le Nazioni dalla 28° alla 226° posizione. I fatturati e relativi profitti delle multinazionali in questione sorpassano di gran lunga anche il PIL di Stati benestanti come la Danimarca (209,200) o la Svizzera (344,200).
La concentrazione delle risorse stagna principalmente nei grandi colossi petroliferi, energetici da fonti fissili e fossili, chimici, bancari ed assicurativi.
Illustriamo di seguito le più grandi aziende del mondo per settore Petrolchimico, Energetico e Chimico, con la relativa posizione all’interno della classifica Global Fortune 500.
SETTORE PETROLCHIMICO
SETTORE ENERGETICO
SETTORE CHIMICO FARMACEUTICO
Nella top 500, oltre ad ENI, al 17° posto, ci sono altre otto italiane. Exor Group, torinese che conquista il 45° posto, fondata dal senatore Giovanni Agnelli, è oggi l’azionista di maggioranza di Fiat Spa, Fiat Industrial e della Juventus. Al 48° le Assicurazioni Generali di Trieste. Enel conquista la cinquantaduesima posizione, ma è seconda in Europa tra le fornitrici di energia elettrica. Il gruppo Unicredit si posiziona al 164° posto con i suoi 40 milioni di clienti in 22 paesi. Al 193° c’è Intesa San Paolo, la prima banca italiana per capitalizzazione. In coda tra le italiane Telecom Italia che si stanzia a metà classifica, con la posizione 244.
Leggendo i dati a ritroso la domanda nasce spontanea: Le multinazionali sono veri e propri Stati “senza bandiera” oppure semplici società “di bandiera” con l’intento di lucrare un giusto profitto?
La Terza Rivoluzione Industriale ha delle risposte ed esegue delle soluzioni a favore del processo di democratizzazione della ricchezza del pianeta. Attuarla o morire sono le uniche due strade percorribili.

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