Tentativo di colpo di stato in Venezuela

Venezuela: regime change, destabilizzazione e la mano occulta del capitalismo statunitense

72691Gli Stati Uniti pensano di aver trovato una formula per il cambio di regime, cominciando dalla destabilizzazione interna. Il governo democraticamente eletto del Venezuela ne è stato a lungo un obiettivo. Negli ultimi dieci anni circa abbiamo visto questa strategia tentata in Zimbabwe, Libia, Iran e Siria. Il progetto politico per il Venezuela è stato avviato a Washington DC, il 15 febbraio 2014. I passanti al 30th di Georgetown Street di un Sabato congelato saranno rimasti perplessi dal confronto tra due gruppi ai lati opposti della strada. Un gruppo etnicamente misto in gran parte latino, nero e bianco era di fronte l’ambasciata del Venezuela per mostrare solidarietà alla rivoluzione bolivariana del Venezuela.

Il gruppo sull’altro lato era tutto bianco, giovani privilegiati delle élite venezuelane residenti negli Stati Uniti che vogliono il ritorno del loro Paese ai giorni in cui dominavano economicamente e politicamente. Questi ultimi sperano che i recenti disordini nel Paese segnino la fine del processo bolivariano e il rovesciamento del presidente venezuelano Nicolás Maduro, successore del defunto presidente Hugo Chavez. La protesta inscenata presso l’ambasciata ne era a favore.
La situazione attuale è iniziata nel Venezuela il 12 febbraio 2014 con le violenze perpetrate contro il governo democraticamente eletto e i civili, con conseguenti tre morti, 61 feriti e 69 arrestati. Ciò a seguito di quello che, per la maggior parte, erano marce pacifiche che segnavano il 200° anniversario della battaglia di La Victoria, in cui gli studenti svolsero un ruolo fondamentale nella vittoria contro le forze monarchiche durante la guerra d’indipendenza del Venezuela. Alcuni gruppi di studenti marciavano per la celebrazione della Giornata dello Studente, ma violenti manifestanti anti-governativi hanno colto l’occasione per protestare contro la carenza episodica di alcuni beni di base, la criminalità persistente e chiedendo la liberazione degli studenti arrestati nelle manifestazioni precedenti.

A Merida… studenti e giovani dell’opposizione, alcuni armati, hanno marciato nel centro della città e manifestato davanti al palazzo del governo statale, e un altro piccolo corteo si è tenuto nella vicina città di Ejido. I dimostranti gridavano ‘Maduro dimettiti subito!’” “Gli osservatori hanno detto a Venezuelanalysis.com di aver visto manifestanti dell’opposizione sparare indiscriminatamente sugli edifici, lanciando pietre e tentando di assaltare il municipio nel centro della città.” Mentre l’amministrazione Obama e i media capitalisti vogliono far credere che il governo venezuelano reprima delle proteste pacifiche, vi sono i video di manifestanti con lanciano sassi e sparano contro la polizia.

Il governatore dello Stato di Merida, Alexis Ramirez ha diffuso una foto su twitter che mostra uno dei manifestanti armati. “Il governatore ha anche affermato che uno studente, arrestato, ha sostenuto che veniva pagato 150 bolivares dal leader dell’opposizione di destra Villca Fernandez, per protestare. Quasi tutti gli studenti che protestavano indossavano passamontagna.” Questo è il modello generalmente utilizzato essenzialmente nel cambio di regime tipico della Libia adattato al Venezuela. I particolari tra i due Paesi possono essere diversi, ma la strategia generale dell’imperialismo statunitense è la stessa. L’imperialismo usa mani occulte per istigare incidenti nei Paesi antimperialisti che aggrediscono. Poi utilizzano i media e portavoce ufficiali per presentare al resto del mondo gli eventi in modo diverso dalla realtà, demonizzando le vere vittime.

La portavoce del dipartimento di Stato Marie Harf ha detto nella conferenza stampa del 14 febbraio, “Siamo profondamente preoccupati per le crescenti tensioni e le violenze nelle proteste del 12 febbraio, e per l’emissione di un mandato d’arresto del leader dell’opposizione Leopoldo Lopez. Ci uniamo al segretario generale dell’OSA nel condannare le violenze e nel chiedere alle autorità d’indagare e fare giustizia sui responsabili della morte di manifestanti pacifici. Chiediamo inoltre al governo venezuelano di rilasciare i 19 manifestanti arrestati e sollecitiamo tutte le parti a lavorare per riportare la calma ed astenersi dalle violenze.” Affermando nella stessa dichiarazione di essere preoccupati per il leader dell’opposizione Lopez e i 19 manifestanti arrestati, invitando il governo del Venezuela ad assicurare alla giustizia i responsabili, gli Stati Uniti mostrano gli stessi vecchi sporchi trucchi. Il pubblico suppongono non ritiene che assicurare alla giustizia i responsabili delle violenze probabilmente significhi arrestare Leopoldo Lopez, leader del partito di estrema destra Volontà Popolare che giocò un ruolo nel colpo di Stato contro l’ex presidente Hugo Chavez, nel 2002, e che ora invoca maggiori dimostrazioni per l’”uscita” del governo di Maduro. Prima di nascondersi Lopez insisteva sull’intenzione di indire proteste pacifiche. Il presidente Maduro ha accusato Lopez di istigare le violenze tentando un colpo di Stato.

Don DeBar della Community Progressive Radio di New York ha riferito che “Maduro e altri alti funzionari governativi hanno detto che le violenze sono generate da piccoli gruppi che operano secondo un piano diretto da Lopez con l’assistenza di una manciata di altri esponenti dell’opposizione. Secondo un rapporto di Informativa Pacifica, il piano è stato organizzato in Messico e coinvolge l’attuale sindaco di una città venezuelana, caro amico dell’ex presidente colombiano Alvaro Uribe Velez. La registrazione di una conversazione telefonica sembra mostrare due ex-funzionari di destra discutere o pianificazione le violenze il giorno prima che si avessero. I due ex-funzionari, Fernando Gerbasi e Mario Carratu Molina, lo comparano a ciò che doveva accadere l’11 aprile, un riferimento al tentativo di golpe del 2002 contro l’ex-Presidente Hugo Chavez, che infine fu sconfitto dalla massiccia sollevazione popolare in difesa del governo socialista.

Quel giorno mi fu chiesto da un paio di persone, “Cosa succede in Venezuela?” Uno aggiunse “Twitter è infiammata da segnalazioni di proteste, repressione militare, morti, ecc. in Venezuela… qualcuno sa cosa succede?” E’ importante conoscere e capire le macchinazioni dell’imperialismo, per non essere presi alla sprovvista o ingannati dal suo modus operandi e dalla sua propaganda. Ha perfezionato tale strategia del cambio di regime provocando disordini per spingere il governo preso di mira a reagire con una violenta repressione. Poi alimenta i media e i social media con notizie che accusano e raffigurano detto governo come aggressore, nella speranza di manovrare le cose verso l’obiettivo finale. Negli ultimi dieci anni circa s’è vista tale strategia in Zimbabwe, Libia, Iran e Siria. Quindi, “ciò che succede in Venezuela” è il tipico tentativo neo-coloniale delle forze filo-imperialiste in un Paese per prendere il potere destabilizzandone il percorso rivoluzionario e, se possibile, creando il pretesto per l’intervento diretto imperialista. Lo vediamo più e più volte nei Paesi antimperialisti che affermano il diritto sovrano dell’autodeterminazione nazionale. Paesi come lo Zimbabwe sono stati finora in grado di respingere tali assalti. Altri, come la Libia non hanno avuto successo.

Senza i manifestanti solidali con il governo bolivariani del Venezuela, a Washington, sicuramente la narrazione dei media su ciò che accadeva sarebbe stata diversa, raccontando della comunità venezuelana in esilio traumatizzata e alla disperata ricerca di giustizia e moderazione da un governo inutilmente violento. Invece, i classisti venezuelani hanno mostrato la loro vera essenza e quanto condividano i loro compatrioti che non accettano civilmente il corso progressivo democraticamente scelto dalle masse nel loro Paese. Passando tra spagnolo e inglese, ma spesso in spagnolo, quel giorno gridarono insulti razzisti contro i manifestanti, mostrandoci il dito medio e affermando che eravamo dei senzatetto pagati per stare lì. “Torna al tuo rifugio!” e “Quanto ti pagano? Venite con noi e vi pagheremo il doppio“. Per loro è difficile capire che ci possa essere una qualsiasi altra ragione per tante persone anche non venezuelane, di essere lì, senza che gli interessi più egoistici e superficiali li motivino. Non possono capire il disinteresse delle convinzioni rivoluzionarie e umanistiche. E ci hanno anche chiamato “communistos” con lo stesso disprezzo fanatico con cui un razzista potrebbe chiamare qualcuno con la parola “N”. Evidentemente la rivoluzione bolivariana gli suscita lo stesso disprezzo e incomprensione del comunismo propagato durante la “guerra fredda”.

Tale destra ora programma un’altra protesta presso l’Organizzazione degli Stati Americani per il 19 febbraio 2014, un altro aspetto della doppia strategia esterna-interna. Il successo della strategia dipende soprattutto da un pubblico che ingoia la loro esaltazione e le loro menzogne.
Quando pensiamo al Venezuela è evidente che, “Si superano i limiti della credibilità sostenendo che il governo avrebbe cercato di destabilizzare se stesso quando è uscito vincitore da due importanti elezioni (presidenziali e municipali), facendo della riduzione di violenza e criminalità una priorità assoluta, incontrando recentemente i sindaci dell’opposizione per trovare un terreno su cui collaborare e cercando la pacifica attuazione del piano governativo di sei anni (Plan de la Patria).” Senza parlare della popolarità che il governo ha ottenuto con l’assistenza sanitaria universale, l’istruzione e la democrazia partecipativa che non si vedono in molte altre parti del mondo. Vi è la reale possibilità di assicurarsi che il Venezuela non segua la via della Libia, pensandoci e  informando gli altri a fare lo stesso, prendendo posizione contro l’imperialismo USA avverso al Venezuela.

Netfa Freeman è un attivista panafricano e dei diritti umani, e co-produttore radio di Voices with Vision su WPFW 89.3 FM, Washington DC.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Caos in Venezuela, Maduro chiede colloqui diretti con Obama
Caracas – Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha proposto al suo omologo americano, Barack Obama, dei colloqui diretti.

“Lancio un appello al dialogo con lei, presidente Obama”, ha dichiarato Maduro che ieri ha minacciato di bloccare le trasmissioni della rete satellitare statunitense Cnn nel Paese se questa non modificherà la propria programmazione. “Occorre far cessare questa propaganda di guerra: guardo la Cnn nel mio ufficio 24 ore al giorno, si tratta di una programmazione di guerra, vogliono far credere al mondo che il Paese è guerra civile”, ha dichiarato Maduro alla televisione pubblica venezuelana. Da circa una quindicina di giorni si susseguono in Venezuela i cortei di protesta contro il carovita e contro l’insicurezza. I dimostranti organizzano quasi quotidianamente delle manifestazioni, definite come tentativi di colpo di Stato da Caracas, che accusa gli Stati Uniti di fomentare i disordini. Le manifestazioni hanno provocato almeno nove morti e circa 140 feriti mentre un centinaio di persone sono state arrestate.

Fonte.

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