The Blacklist e la moda dei conspiracy drama

Questa sera andrà in onda il primo episodio di The Blacklist (ogni lunedì alle 21 su FoxCrime),una serie in cui il criminale più ricercato degli Stati Uniti, Raymond Reddington, si arrende volontariamente all’FBI proponendo ai federali di svelare una fantomatica blacklist di nominativi di persone ritenute altamente pericolose per la nazione. The Blacklist è un conspiracy drama, un genere oggi molto di tendenza. Ho pensato così di postare un articolo scritto 15 giorni fa per una testata no-profit in cui ne ho analizzato le origini.

Società e serialità televisiva sono sempre state interconnesse, molto di più di quanto potesse esserlo il cinema. I tempi più ridotti della realizzazione dei prodotti televisivi che poi venivano fruiti (oggi non è più solo così) sul televisore in casa, un luogo del quotidiano, hanno fatto sì che le serie abbiano sempre subito una forte influenza di ci  che accade nel mondo, mantenendo comunque quella finzione necessaria al pubblico per evadere. Dopo le serie fortemente connotate dalla crisi originata dal crack di Lehmann Brothers il 15 settembre 2008 (che ha provocato anche una disaffezione degli spettatori nei confronti di Dirty Sexy Money, tv show in cui si sperperavano milioni di dollari, portandola alla cancellazione) in questo periodo c’è un grande proliferare di conspiracy drama, dove cospirazioni a livello governativo sono protagoniste.

Così come era accaduto negli anni 70 nel cinema quando gli assassini di John Fitzgerald Kennedy, di Martin Luther King Jr., lo scandalo Watergate, la guerra fredda avevano ispirato film come I Tre Giorni del Condor, La Conversazione, Tutti gli Uomini del Presidente, The Manchurian Candidate, a partire dall’11 settembre 2001 sono state molte le serie che hanno messo in scena complotti nelle alte sfere. 24,incentrata sulla lotta al terrorismo ma che spesso narrava di Presidenti corrotti, è stato forse il tv show di questo genere di maggior successo. Oggi tuttavia, dopo la morte di Bin Laden e quindi la fine di un grande nemico degli Usa, con il Data Gate che incombe sulle nostre teste, la disillusione verso i governi è ancora aumentata (a causa anche di un’economia mondiale traballante, per non dire sull’orlo del tracollo) i conspiracy drama si sono moltiplicati.

Motivazioni dell’interesse: successi e flop

Prima di andare ad analizzare le serie più rappresentative è importante per comprendere per quali ragioni le persone dovrebbero seguire un genere che in qualche modo rappresenta i mali del reale. Nei conspiracy drama i protagonisti sono quasi sempre esseri umani che per qualche ragione vengono a conoscenza di meccanismi occulti, di complotti, di cospirazioni appunto, da parte di chi invece dovrebbe rappresentare la giustizia, la speranza, il bene. Quei protagonisti siamo noi (sebbene abbiano mezzi di frequente superiori a quelli dei comuni mortali) e quindi si innesca il processo di immedesimazione. Prendiamo come esempio una delle serie in onda, Homeland. Scritta da Howard Gordon (24) e Alex Gansa sulla base del concept dell’israeliano Gideon Raff, Homeland si apre con il ritorno in patria del marine Nicholas Brody (Damian Lewis) dopo 8 anni di prigionia in Iraq e i so- spetti dell’agente dell’unità anti-terrorismo della CIA Carrie Mathison (Claire Danes) che crede che il militare possa essere diventato una talpa di Al-Qaeda. I sospetti di Carrie Mathison si trasformano in ossessione e quando il pubblico viene a conoscenza che l’agente soffre anche di un disturbo bipolare (la CIA ne è all’oscuro) la sua credibilità è a rischio. Lo spettatore in questo caso si identifica in Carrie, nella sua convinzione e nelle sue debolezze, ma in alcuni momenti simpatizza anche con il militare che è tornato in un mondo che non è più il suo (la moglie e i figli lo pensavano già mor- to). L’equilibrio tra umanità, minaccia terroristica e misteri dell’Intelligence nella prima stagione è perfetto. Al contrario di quanto si possa pensare e di quanto scritto finora i conspiracy drama non sono garanzia di audience.

Sono molti i casi in cui le serie di questo genere sono state dei flop, dovuti princi- palmente all’esagerazione delle situazioni e delle cospirazioni. Nel 2013 Zero Hour creata da Paul Scheuring, Lorenzo di Bonaventura e Dan McDermott, in cui un giornalista di un magazine interessato a indagare sulle grandi cospirazioni della storia si vede coinvolto in prima persona dopo la misteriosa scomparsa della moglie, è stata cancellata dopo appena tre episodi, mentre l’attesissima Hostages (non ancora in onda in Italia) che ha come protagonista Ellen Sanders (Toni Collette), un famoso chirurgo incaricato di operare il Presi- dente degli Stati Uniti, ma che dopo il sequestro della famiglia viene “invitato” a farlo morire sotto i ferri pena la perdita dei suoi cari, nonostante le buone critiche non avrà probabilmente una seconda stagione a causa dei bassi ascolti. Il caso di insuccesso più eclatante è quello di FlashForward, ideato da David S. Goyer (Il Cavaliere Oscuro, Da Vinci’s Demons) e da Brannon Braga. Premessa della serie è la perdita di cono- scenza, definita blackout, dell’intera popolazione del pianeta per due minuti e diciassette secondi in cui tutti gli esseri umani hanno avuto visioni di quella che sarebbe stata la loro vita sei mesi dopo, esattamente il 29 aprile 2010 (data in cui si sarebbe dovuta concludere la prima stagione).

La paura del futuro del popolo Usa a solo un anno di distanza dal crollo di Lehmann ha per  tenuto lontani molti spettatori dalla serie che è stata interrotta per riscrivere la seconda parte della stagione. Gli ascolti per  sono rimasti poco soddisfacenti e la serie è stata definitivamente chiusa. A dispetto di diversi flop (alla lista vanno aggiunti The Event, Jericho, Alcatraz, Last Resort,Rubicon) il genere sta vivendo un periodo molto florido (ancora una volta per il momento storico che stiamo vivendo) e Blacklist, forse la nuova serie più convincente di questo inizio di stagione 2013-2014 con James Spader (Sesso, Bugie e Videotape,Boston Legal) nella parte del criminale più ricercato degli Stati Uniti disposto ad arrendersi per proporre all’FBI una lista nera di nemici pubblici sconosciuti alla nazione che lui avrebbe aiutato a catturare, ne è la maggiore conferma. A Ottobre Fox Television ha annunciato che produrrà un conspiracy ideato da Andrew Chapman tratto dal suo primo romanzo The Ascendant che verrà pubblicato a gennaio.

Sulla falsa linea de I Tre Giorni del Condor il giovane finanziere prodigio Garrett Reilly dietro un’operazione di speculazione e di compravendita di un grande ammontare di buoni del Tesoro scopre qualcosa di molto più inquietante. Anche la cable tv TNT ha confermato il progetto seriale Anonymous incentrato su un ex-militare delle forze speciali che, venuto a conoscenza di un complotto, decide di ribellarsi, così come l’ABC ha dato l’ok alla realizzazione di Allegiance, sfida personale fra una giovane agente dell’FBI e la madre, autrice di numerosi attacchi tecnologici contro il governo Usa. Non trascorre giorno che nelle news televisive non si parli di questioni poco chiare in cui sono coinvolti i governi, al punto che spesso la finzione cinematografica e televisiva è più reale di quanto possa sembrare. D’altra parte per  i misteri sono sempre stati una grande fonte di attrazione per gli spettatori, poiché sebbene nella vita reale l’essere umano non sia votato per natura al cambiamento, nella fiction è disposto a esplorare, a seguire i propri beniamini in ogni tipo di avventura, per partecipare a esperienze impossibili. In questo senso nel conspiracy drama, chi guarda si sente partecipe alla lotta dei protagonisti contro qualcosa di molto grande ma molto simile al quotidiano. L’evasione si concretizza in un’immedesimazione, in una solidarietà con i personaggi di finzione per sconfiggere quelle grandi ingiustizie che ogni giorno non riusciamo a intaccare o a eliminare. Cambiare le sorti del mondo, migliorarlo, è un sogno di tutti. Almeno sullo schermo.

Fonte.

One Comment:

  1. Ma come si fa a pubblicare un articolo così pieno di errori di battitura ???

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